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Giuliano Gaigher

L’arte come scoperta, come tirar fuori, come atto maieutico. Speculare l’itinerario espressivo. Lasciando sullo sfondo gli inizi più figurativi (ancorché sempre letti attraverso le lenti geometriche del moderno), Gaigher guadagna con la maturità un linguaggio più evocativo che sottrae sempre più spazi alla percezione per consegnarli al lavoro dell’immaginazione che simbolicamente è chiamata a integrare, chiudere, scolpire il significato. In questo tragitto rimangono chiare alcune “ossessioni”: sono i temi del valico, del di là, del velo che copre ma lascia intuire, del segno che dice e non dice. Una retorica semplice ma assolutamente efficace che rende libero l’osservatore di piegarne il senso in termini naturali o teologici: la vita, il mondo, insomma, o l’Orizzonte del Senso, sono i confini entro i quali l’estetica di Gaigher si articola. Arte per pensare.